Il saggio L’imposta patrimoniale fu pubblicato per la prima volta dalle Edizioni de «La città libera» nel marzo del 1946 quando molto accesa era la discussione e il confronto su come far ripartire l’economia italiana dopo la tragedia della guerra e il collasso economico.
Allora Luigi Einaudi ricopriva l’incarico di governatore della Banca d’Italia (dal 5 gennaio 1945 all’11 maggio 1948) ed era componente della Consulta nazionale. Il suo contributo si inseriva in una serie di pubblicazioni del Partito liberale italiano che consistevano in fascicoli «in cui sono dibattuti i più vivi problemi del momento», come si legge nella quarta, e nella collezione di quaderni in cui «sono accolti studi personali di carattere storico e filosofico-politico».
Evidente in questa iniziativa e in altre dello stesso periodo il rilievo che rivestiva il pensiero liberale.
Alla collezione collaboravano voci importanti come Carlo Antoni, filosofo (Della storia d’Italia, Ciò che vivo e ciò che è morto della dottrina di Marx), Guido Carli, futuro governatore della Banca d’Italia (La riforma industriale in Italia), Sergio Steve, economista, esperto di finanza (La riforma tributaria in Italia ), Eugenio Artom, membro della Consulta e dirigente del Partito liberale (Previdenza e assistenza sociale), Giuseppe Medici, liberale e poi senatore e ministro Dc (La riforma agraria in Italia), Umberto Zanotti Bianco, filantropo e ambientalista, futuro presidente di Italia Nostra, Leone Cattani, segretario del Partito liberale nel 1945 e poi tra i fondatori del Partito radicale nel 1955, Niccolò Carandini, anch’egli tra i fondatori del Partito radicale e del Movimento europeo italiano, Giambattista Rizzo, senatore e membro della Consulta.
L’obiettivo era quello «di suscitare un moderno liberalismo volto all’avvenire e capace di operarvi con arditezza, secondo lo spirito della sua costante tradizione». Tempi molto lontani. Il saggio è pubblicato con il permesso della Fondazione Luigi Einaudi.
- Anno: 2011
- Prezzo: 5.95 Euro







