Lampeggia come Excalibur, saetta come in una pellicola wuxapian: è lo yàtaghan, la tradizionale sciabola ricurva turca che impugna Mark Barleti, ispettore dell’Interpol, per portare a compimento la vendetta contro chi gli ha ucciso moglie e figlio nell’attentato alla metropolitana di Mosca del ’99. Giunto dall’Europa nella Grande Mela per scovare i responsabili, il poliziotto, con l’inatteso e determinante aiuto dell’affascinante Natalie, riesce a infiltrarsi prima nella mafia russa e poi nelle ancor più impenetrabili file del terrorismo islamico. Un thriller a tinte forti, sullo sfondo della New York ferita e agonizzante del dopo 11 settembre, dove l’antica spada scandisce la guerra personale di un moderno Conte di Montecristo assetato di rivalsa.
- Editore: Controluce (Nardò)
- Anno: 2008
- Prezzo: 18.00 Euro







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Ho trovato il libro originale e ben scritto. I personaggi sono ben inquadrati, soprattutto quelli islamici, e i dialoghi abbastanza scorrevoli. Devo complimentrami con l’autore per il finale; amaro ma sorprendente. Lo yathagan è l’ennesimo esempio che i buoni libri le fanno anche le case piccole, e che gli autori semisconosciuti a volte possono sorprendere più di quelli gia affermati.
Il libro non è così bello come si dice un po’ dappertutto in rete… la storia è bella, quella sì, e credo che sia stata sprecata per il primo lavoro di un giovane autore. Direi che si lege bene, veloce, perche la tecnica è semplice e concreta… anche troppo semplice per un’opera che vuole mostrarsi moderna. L’autore diffatti sembra voglia dare questa impressione, ma non ci riesce del tutto… la prima parte del libro l’ho trovata monotona e piena di spiegazioni inutili sulla cultura araba, ma il resto viaggia bene, dove l’azione prende dignitosamente in mano la storia fino all’epilogo molto ben ponderato, per colpire il lettore, e ci riesce. Dico che l’eccellente intuizione del prologo e dell’epilogo viene un po’ oscurata da certe igenuità che si avertono nelle prime cinquanta, sessanta paggine. devo ammettre, però, che questo svanisce mentre si va avanti con la storia… Aspetto un suo secondo libro, come tanti altri miei compaesani, per vedere se la tecnica sarà alla pari della storia… me lo auguro…
La storia è bella, su questo non ci piove, anche lo stile è ottimo, eppure manca dell’originalità albanese. Se fosse stato un poliziesco americano, sarebbe ideale, ma si tratta di un noir albanese, quindi trovo un po’ inconsueto associare il modo e il ritmo di raccontare a quella dei mostri sacri dell’otre oceano. Anche se gli avvenimenti si svolgono a New York, non mi sembra un motivo plausibile per uscire dalla cultura narrativa del proprio paese. Comunque, il libro mi è piaciuto abbastanza…
mah… ho letto il libro e anche i commenti qui sopra… sì, ci vanno abbastanza vicino per come si presenta l’opera… io, a parte Kadarè, non avevo letto altri albanesi, ma devo dire che questo giovane autore mi entusiasma… poi quanto alla tecnica, l’ambientazione e gli sforzi dell’autore per evocare gli noir-wrihters americani, non mi sembra tutto sto gran sacrilegio come menzionano i suoi compaesani nei loro commenti precedenti… non è la prima volta che un giovane autore si aggrappa a una tecnica o ambientazione vincente per emergere… quello che secondo me determina un buon libro è la storia… e quella a parer mio c’è….
Caro, Claudio! Quando dicevo che trovavo un po’ inconsueto associare il modo e il ritmo di raccontare a quella degli scrittori americani, mi riferivo soltanto al fatto che il libro manca di originalità albanese, quella originalità che ha Kadarè, per esempio, visto che giustamente viene menzionato da lei, e se hai visto bene, dico anche che la storia è bella e che il libro e scritto abbastanza bene. Non scopri di certo l’acqua calda, sottolineando che la maggio parte dei giovani autori si attaccano a una tecnica o ambientazione vincente per emergere, e non pongo alcuna obbiezione al riguardo, ma si può anche seguire queste due linee rimanendo per sempre fedele allo zoccolo duro dell’originalità della propria terra. Ho comprato il libro perché ho letto un’intervista dell’autore su ‘Albania News’, un quotidiano albanese on-line scritto in italiano, e ho notato che diceva di essere molto affezionato a vari scrittori nostri affermati in Albania e all’estero, autori che scrivono incarnando nelle loro opere propria quella originalità che ci rende unici. Quando ho letto ‘Lo Yataghan’ non ho trovato tutto questo, il perché della mia ‘critica’. Comunque, le consiglio di leggere l’intervista sul sito in questione, e poi di fare le sue riflessioni. Ripeto, il libro è bello, e mi è piaciuto, ma non ha l’aria di essere scritto da uno albanese….